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sabato 9 novembre 2019

Chiuso per lutto


...da tanto questo blog è stato "fermo"...ho vissuto a pizza e piatti pronti in questi lunghi e faricosi mesi...avevo altre priorità....dovevo vivere la vita anche se era dolorissima Dovevo esserci.

Mio adorato nonno,
quando un anno fa ti portai al pronto soccorso per un rapido controllo al cuore, che pareva non farti stare bene, venni a casa sollevata del fatto che esso era perfettamente in salute e che avremmo dovuto soltanto, con tutta calma, fare un tac per vedere meglio quell’ombra sul polmone. Nonostante il tempo che non abbiamo perduto in quel frangente, nella nostra ignoranza più assoluta di quel che stavamo indagando, la risposta che emerse e che individuai da sola nei corridoi dell’Ospedale di Cona, mi preoccupò e non poco. Solo qualche mese prima eravamo stati lì con la nonna, vagando di dottore in dottore per cercare una soluzione ai suoi problemi fastidiosi ma non gravi e ricordo di aver visto diverse persone uscire dai reparti di oncologia con la testa fasciata per nascondere la perdita dei capelli. “Per fortuna siamo in altri reparti” ho pensato, quasi sentendomi in colpa per la stupida ed infelice constatazione da me fatta. Ma purtroppo è onestamente in questo modo che ho ragionato anche quello stesso giorno, quando in pneumologia ti fecero la broncoscopia per accertare meglio. Mi sentivo lontana da ogni imminente pericolo. Mi sentivo sulle spine ma sollevata per stare indagando un qualcosa che si vedeva appena, che avremmo scovato e curato, affidandoci alla competenza dei medici.
Tornammo a casa con l’indicazione di farti bere e mangiare poco alla volta, dal tardo pomeriggio, ma forse tu prendesti troppo alla lettera il consiglio e bevesti davvero poco dal momento che, il giorno seguente, hai avuto davanti ai miei occhi sconcertati una sincope dovuta, dissero i sanitari, alla tua scarsa idratazione. La notte precedente avevi avuto un po' di febbre, l’anestesia da smaltire…io quella notte sognai Don Marcello e credo con tutta me stessa che fu quel segno a farmi essere lì quando ciò avvenne, per poter in tutta fretta chiamare l’automedica.
Quel giorno ho creduto tu mi stessi lasciando. Combattuta tra il panico e il sangue freddo di fare il possibile per tenerti in vita, sollevata non appena vidi i tuoi occhi riaprirsi e i tuoi muscoli rilassarsi, la prima cosa che feci fu sfogare il mio pianto abbracciandoti e supplicandoti: “non lasciarmi, nonno, non lasciarmi. Non lasciarmi adesso”. Tu mi rispondesti con un filo di voce: “Non ti lascio Francesca. Non voglio morire. So che hai bisogno di me”. Da quel ricovero in ospedale non sei più stato lo stesso. Qualche allucinazione, qualche momento di confusione, la graduale perdita della memoria: tutti segni che, da una prima incredulità e preoccupazione nei tuoi confronti, imparai ad accettare come segnale di una malattia di cui non potevo parlare con nessuno e che gli altri, senza sapere, etichettavano come demenza senile.
Nel frattempo giungevano, tuttavia, gli esiti degli esami da te fatti, che io ti tenevo nascosti, e giunse faticosamente anche il giorno in cui le dottoresse che li avevano prescritti vollero incontrarci. Io mi feci fare da te la delega perché eri appena stato dimesso e non volevo ascoltassi nulla di ciò che mi sentivo essere un brutto presagio. Mi accompagnò mio marito. Ci venne mostrata qualche slides della tua tac positiva, ci venne detto che avevi un carcinoma inoperabile, al 4 stadio, l’ultimo, gravissimo. Così, come se ci stessero dicendo che fuori era Autunno e avrebbe fatto presto freddo.
Una doccia gelata ibernò ogni mio più piccolo pensiero logico. Parlavano davvero di te? Come si permettevano di farlo in quel modo? Era questo che volevano dirti in faccia, insistendo fino all’ultimo che tu potessi venire per ascoltare? Come si può dire una cosa simile ad un uomo anziano che ha tanto sofferto solo perché è cosciente? Ma cosa significa quarto stadio, inoperabile, come poteva essere vero se tu eri perfettamente in salute e in grado di fare ogni cosa: guidare, cucinare, amministrare le tue cose, suonare, insegnare musica ed essere il nostro pilastro da sempre? Scoppiai a piangere come una fontana, per la rabbia di sentirmi in una trappola, in un inganno meschino, un brutto scherzo. E se avessero confuso le carte? Ma le cure? Era un’ombra, avevano detto, una piccola ombra. Come poteva essere lì da tempo quell’ombra senza che io me ne fossi mai accorta? Tanti rimorsi mi attraversarono il cuore come coltelli affilati, in particolar modo la sensazione di colpevolezza per non essermi mai accorta di nulla, pur dividendo con te gran parte di tutte le mie frenetiche ma felici giornate. Ora, quell’ombra si insinuava tra noi, ed era molto, molto più minacciosa di quello che fino a quel giorno avevo creduto.
Ovviamente iniziai ad indagare, a studiare, a mettere in discussione e a prenotare colloqui e consulenze, sperando di sentirmi dire qualcosa di differente. La parola “tumore”, che nella mia vita avevo quasi timore anche solo di concepire nella mente e pronunciare, diveniva inspiegabilmente familiare e mi risucchiava in un vortice che mi terrorrizzava. Mi ritrovavo dall’altra parte, lì gettata violentemente e improvvisamente da uno tsunami che non avevo minimante avvertito. Per un’altra volta nella mia vita, ma questa con ancora più consapevolezza vista la mia età adulta, sentivo che le parole chemioterapia, radioterapia, metastasi, cure palliative….avrebbero dovuto riguardarci, anche se non riuscivo ad accettarlo. Tu stavi bene, come potevano parlarmi così, come osavano?
Ho pianto tanto, nonno. Ho pianto e piango ancora, mentre scrivo questa lettera come un fiume in piena che ho necessità urgente di far sgorgare dal mio cuore.
Ho cercato e trovato conforto nella preghiera e sono stata ascoltata. Ho chiesto di poterti avere con me in salute ancora, da quell’Autunno, per festeggiare con te il Natale, il mio compleanno e quello di mio figlio, la sua S. Comunione, la fine delle scuole elementari permia figlia e il suo compleanno, e ogni momento che ci è stato ancora possibile.
Ad ogni medico che ho incontrato sul percorso, ho espresso la mia indiscussa volontà di non aggredirti con le cure. “Quanto ne potremmo guadagnare?” “Qualche mese” “Ma lei cosa farebbe se fosse suo padre?” “Se dovessi fare solo il medico le direi che dovremmo affrontare le cure, ma siccome un medico deve essere anche un uomo e guardare alla totalità della persona e non solo alla malattia penso che, in questo caso, davanti a un uomo di quasi 90 anni con comorbidità, la qualità della vita diventi più importante della quantità… e allora sì, se fosse mio padre, lo lascerei in pace.” - mi è stato risposto dai sanitari più empatici che ho incontrato.
Non ho dormito per mesi. La tenaglia del dubbio mi stringeva in una morsa che non mi dava tregua. Poi, dopo tantissimi confronti, tantissimi pianti, tantissime preghiere… ho capito quale era la strada da percorrere: non metterti paura, ansia, non farti soffrire ulteriormente per qualcosa che non ti avrebbe riservato un finale differente. E’ stato crudele tenermi questo orribile segreto dentro e decidere per te…Mi sono chiesta tante volte se avresti preferito saperlo, avere la possibilità di lottare, io sicuramente mi sarei sentita più leggera, anche se avevo il terrore della sofferenza che avremmo dovuto affrontare….Ma sapendo che era una lotta impari, che avremmo comunque perso, ho voluto risparmiarti il terrore che io stavo provando e il dolore che la consapevolezza di lasciare me, mio fratello, la nonna e i bambini ti avrebbe procurato.
Tu, che hai sempre pensato a tutto per noi. Tu, che non mi hai fatto mancare nulla. Tu, che mi hai dato sempre più di quanto avremmo potuto permetterci. Tu che mi hai sempre donato soprattutto affetti e valori, ma anche ciò che di materiale ti chiedevo. Tu che non mi hai mai rinfacciato nulla. Tu che non mi hai mai fatto pesare nulla. Tu che in 86 anni non mi hai mai detto una volta: non sto bene, aiutami. Tu che non mi hai mai chiesto niente, nemmeno di andarti a comprare una cassa d’acqua al supermercato. Tu che ti sei sempre arrangiato, che non mi hai mai mostrato un segno di cedimento, nemmeno quando hai perso una figlia e ti sei trovato a crescere un’adolescente furiosa e delusa dalla vita e da tutto. Tu che mi hai sempre dato fiducia. Tu che mi hai sempre dato una possibilità. Tu che mi hai sempre concesso la libertà. Tu che mi hai sempre perdonato. Tu che non hai mai alzato la voce con me, ma che sei stato un esempio impeccabile di autorevolezza con il tuo tono pacato e garbato. Tu che non hai mai usato una parola cattiva, ma che sei stato l’esempio più grande di gentilezza e nobiltà che io abbia mai avuto. Tu che sei sempre stato corretto e che mi hai insegnato quanto sia importante l’onestà, soprattutto intellettuale. Tu che ci sei sempre stato. Tu che non mi hai mai dato un consiglio se non ti era richiesto. Tu che ti si sempre fatto da parte, senza farlo apparire come un sacrificio. Tu che mi hai lasciato spiccare il volo e hai sostenuto tutto il peso sulle tue spalle curve. Tu, che sei stato il mio primo confidente, al quale ho detto tutto, senza mai essere giudicata. Come potevo non dirti questo? Come potevo tradirti in qualche modo, mentirti, non metterti al corrente di una cosa così tanto importante per la tua vita?
Perdonami nonno, se ho sbagliato. E’ stato il mio più grande atto d’amore per te. Tenermi questo macigno dentro, lasciare che mi affondasse ogni giorno di più insieme a te, essere divorata dalla paura e dai rimorsi, ma anche rincuorata del fatto che le mie preghiere erano state ascoltate.
Per un anno hai continuato ad essere una persona apparentemente in salute, e nessuno poteva credere alle mie fatiche e al mio dolore pungente. Solo ultimamente si poteva percepire che qualcosa ti stava divorando lentamente: eri magrissimo, stanco, a volte non lucido.
Non è stato facile limitare la tua libertà in questi mesi: i giri dal dottore, in farmacia, fino alla spesa, togliendoti la macchina, le scale…Mi sono fatta in 4, insieme a mio fratello, per non farvi mancare nulla: una casa pulita, i tuoi piatti preferiti a pranzo e cena, le medicine, il riposo che meritate ma soprattutto la nostra presenza e il nostro affetto. Quando non ero con te, stavo pensando a te, pregando per te, piangendo per te. E per me. Per noi due. Che siamo un’entità sola, quasi, come una figlia e un padre, una figlia e una madre, perché questo sei stato per me, perché tu sei parte di lei, e io non ci sarei senza te, senza la tua sofferenza, non sarei quella che sono se mi avesse cresciuto qualcun altro. In questi ultimi mesi, prigioniero nella tua casa, ti ho trovato qualche volta insofferente, forse anche arrabbiato con me, nascosto in un angolo a piangere.
Ho pensato ininterrottamente a quanto questa malattia sia subdola e malvagia: la scopri che sei già fuori tempo massimo, ti trovi faccia a faccia con la consapevolezza che la clessidra è stata già girata e puoi solo guardare i granelli scendere e decidere cosa fare in questo tempo. La malattia cambia le priorità del cuore, sovverte i ritmi della mente, fa chiaramente comprendere che nulla è controllabile da noi se non la possibilità di godere di ogni cosa, di dimostrare l'amore a chi vogliamo e di essere grati per ciò che abbiamo ricevuto. Ma ci fa anche impazzire. Io lo so che avevi voglia di vivere e mi sembrava così ingiusto che questo male ti dovesse portare via da me. Cercando di allontanare questi pensieri, ti ho abbracciato fino a stritolarti, ti ho coccolato e seguito come avrebbe fatto una madre con un figlio, e a volte ho dovuto recitare la parte di quella che prende delle decisioni a te sgradite. Mi sono chiesta sempre, 1000 volte e più, se stavo facendo bene, se stavo facendo il “meglio”. Spesso non sono riuscita a dormire poiché questi pensieri mi attanagliavano, ma di giorno cercavo sempre di farmi tornare il sorriso, di farti capire con i miei baci e i miei abbracci quanto sei importante per me e per i bambini. Non sarà mai abbastanza per ripagarti, ma io ho scelto di esserci, molto prima che tu ti ammalassi. Ringrazio Dio per questo tempo insieme, tutto, quello prima della malattia, così spensierato e dolce, soprattutto da quando sei diventato bisnonno…e quello che abbiamo avuto adesso, per dirci tutto, per ringraziarci di tutto, per quando mi dici che, anche da lontano, ci sarai sempre per me. Tra noi non ci sono rimpianti, abbiamo capito troppo presto cosa significa perdere chi amiamo e a dare importanza alla vita. 

Sei la persona migliore che io abbia mai conosciuto, nonno, quella di cui mi fidavo di più al mondo. Sei stato il mio biglietto da visita nel mondo, per fare sempre bella figura. Non ho mai voluto deluderti, ce l’ho sempre mesa tutta per non recarti dispiaceri, preoccupazioni, o per non farti vergognare mai di me. “Sono la nipote di K.” ho sempre detto con fierezza, per farmi aprire le porte. E così le ho sempre trovate spalancate.
Sarà dura stare senza te. Sarà buio pesto camminare per un sentiero in cui dietro di me non resta quasi più nulla. Guarderò in avanti, dove ho ancora tanto. E ti troverò, lo so. Anche se non sarò più figlia. O forse no, lo sarò sempre. Perché tu sei rimasto un nonno, una madre, un padre, per me. Tu rimarrai per sempre tutto quello che mi hai dato anche se forse non l’ho meritato. Spero che sarai un po' fiero di me e che, soprattutto, mi perdonerai per quello che non sono riuscita a fare, a gestire al meglio, a prevenire, a combattere. Perdonami, se puoi, per averti portato in ospedale quando tutto stava diventando più forte di me. Per averti portato in mezzo ad estranei per cui sei stato, forse, solo un malato qualunque, un vecchio qualunque, un numero di stanza, un paziente “difficile”. Questa scelta quasi obbligata mi continua a lacerare, a sgretolare il cuore, ad annodarmi la gola. Lo farà per lungo tempo ancora. Non mi darà pace. Perché tu non sei uno qualunque, nessuno lo è, ma tu sei stato veramente speciale per chiunque abbia avuto la fortuna e l’onore di conoscerti.
Ti voglio bene, nonno. Cercherò di lasciarti andare, adesso, perché tu possa fare buon viaggio, libero da tutte le catene…per raggiungere la tua indimenticata figlia, mia mamma, lasciandoti andare alla luce senza soffrire e combattere per me. Io me la caverò. Mi hai dato tutto quel che potevi e avevi, di più non si può. Grazie!!!!!!!!!! Infinitamente grazie!!!!!!! E arrivederci, nonno, perché tutto questo amore non può andare sprecato. E non lo sarà, prometto. Sarò forte.
Ogni volta che sentirò un clarino suonare o un pianoforte intonare Per Elisa penserò a te, stanne certo. Sarà la tua voce che mi guida. Grazie per essere stato musica nella mia vita e in quella dei miei bambini, per avermi insegnato che la musica è un’ancora di salvezza dove mi rifugerò ancora e sempre per cercarti e ritrovarti,
anima purissima, ultimo dei gentiluomini, persona straordinaria.
Dio ti avrà in gloria ed io mai ti dimenticherò, foss’anche per un giorno. Non soffrire più. Vola libero verso la Luce che meriti. 
 (Possa questa lettera essere una carezza per il tuo cuore e per quello di tutti coloro che stanno combattendo)

venerdì 23 agosto 2019

Torta Cassetta di frutta per gli 11 anni di Anais




Da quanto tempo non scrivo sul blog....da un lato perchè il tempo è sempre meno...dall'altro...perchè è difficile scrivere un Diario senza poter tirare fuori la verità. Quado in fondo al cuore si portano segreti...che pesano come macigni...non si può scrivere un blog, anche se culinario, poichè per me è sempre stato anche un Diario personale. Perchè io non so fare finta di niente. Proprio non so fare finta.
Torno a scrivere per te, però, figlia mia, perchè il tuo compleanno non è cosa che possa mai trascurare!

Dolce Anais, oggi compi 11 anni (e già due mani non sono sufficienti per contarli!!!!), o come preferisco dire, oggi sono 11 anni che riempi la nostra vita di meraviglia. A me sembra impossibile che tu sia con me da così tanto...anche se quasi non ricordo com'era la mia vita prima che essa abbracciasse la tua grazia e la tua dolcezza.

Amore mio, sei cambiata così tanto da quando eri piccina...quando sei nata eri uno scricciolo già abbronzato che prometteva di essere una bella birbante e i tuoi capricci sono stati legati indissolubilmente ai ricci dei tuoi capelli che però se ne sono andati quando hai iniziato a frequentare la scuola materna...facendo scomparire, stranamente, anche quell'esuberanza che aveva fatto di te un'infante molto peperina.

Durante gli anni dell'asilo ti sei rinchiusa un pò in te stessa, facendoci scoprire il volto di una bambina riservata e diffidente, che scrutava il mondo con grande attenzione e si fidava delle persone solo dopo una lunga, paziente osservazione.
Alla scuola primaria sei sbocciata come una rosa, senza abbandonare quel tuo lato discreto e pacato che certamente ti contraddistingue, ma scoprendo anche una solarità nuova, una sicurezza improvvisa, una caparbietà che oggi ti contraddistingue e fai emergere soprattutto nelle difficoltà.

In questo ultimo anno sei davvero tanto cambiata e cresciuta: tu che durante le recite dell'asilo guardavi in basso mangiandoti nervosamente le unghie con gli occhi semilucidi, mi hai spiazzata nel vederti debuttare a teatro nel ruolo di protagonista, dopo esserti esibita più volte con gli attrezzi di ginnastica ritmica davanti a più di 500 persone senza il minimo segnale di timore o di perplessità.
- Mamma, da grande voglio fare l'attrice- mi hai detto qualche mese fa, spazzando via ogni mio sogno di un futuro legato alla musica. Prima di essa ci sono il teatro e lo sport, l'ho capito.

Un pò mi si stringe il cuore ma sorrido, come ogni madre ho fatto tanti sogni e progetti su di te. Ti ho vista con il camice bianco di una dottoressa operosa, con il microfono in mano in veste di cantante, e ancora concertista di pianoforte per il mondo....e così via....non mi vergogno a dirlo.
Ti ho avvicinato alla musica e al teatro perchè so bene che solo l'arte può farci capire chi realmente siamo e cosa realmente vogliamo dalla vita ma ti ho anche sempre detto di scegliere quello che ti piace, che ti fa felice, ogni giorno della tua vita.

Non fare mai ciò che desidero io tu faccia, o peggio ancora, gli altri....perchè tu sei unica, Anais, sei nata per essere felice e questo è ciò che io desidero di più ma che tu soprattutto devi desiderare per te stessa.
La felicità.
Inseguila ogni giorno, insieme alla tua libertà, che ne sarà conseguenza diretta...la vita è un dono e non sprecarlo cercando di assecondare sempre gli altri. E fai come stai imparando a fare: dimmelo quando sbaglio, quando sono invadente, quando ti ferisco con sguardi e parole, perchè io non sono perfetta, amore mio, non ho sempre ragione, anche se sono tua madre, colei che è adulta e dovrebbe sempre indicarti la luce e la strada giusta.
Mi spiace dover ammettere che non sono poi tanto brava e che ogni giorno in cui tu sei figlia e cresci in altezza e nel cuore io sono una madre che cresce nel suo cuore accanto a te.
Ricordamelo quando ciò che faccio o dico non ti rende felice, perchè solo dicendoci tutto potremmo fare questo meraviglioso cammino insieme! Non aver paura di chiedere, di domandare, non essere orgogliosa come ho sempre fatto io....non è una vergogna non sapere, lo è credere di sapere tutto!

E poi, bambina mia, vorrei dirti un'ultimissima cosa....a te, proprio a te, che hai bisogno di abbracciarmi almeno 10 volte al giorno, di dirmi che mi vuoi bene e di sentirtelo ripetere. A te che quando stai male o hai paura tremi....ma se io ti sono vicina dici che ti passa tutto perchè io sono la tua medicina. Amore mio, è strano per me essere la tua cura quando io sono cresciuta indipendente e libera, per causa forze maggiori....leggo ovunque, perchè la modernità questo vuole, che voi bambine dovete essere indipendenti, che non dovete aspettare più nessuno a salvarvi, perchè il romanticismo è morto, non è più moderno, e bisogna stare bene soli con se stessi, bastarsi....Beh, io voglio dirti un'ultima cosa sincera. Chi dice questo non la racconta giusta, penso io. Alla società moderna fa comodo che noi donne siamo forti, oltre ogni limite, perchè tutelarci costa, perché dobbiamo produrre anche noi, perchè non c'è più tempo per il romanticismo, perchè il romanticismo costa.....fatica e non solo.

Non ci credere tesoro mio. Il romanticismo è l'amore sono rock. Essere umani in un mondo di superoi è oggi la vera trasgressione. Il principe azzurro esiste, se lo vuoi. Se è quel che desideri. Non siamo nati per stare soli, siamo nati per amare ed essere amati, per farci forza gli uni con gli altri. Non aver paura ad amare, ad abbandonarti all'amore, a fare compromessi con esso, a dipendere anche un pò da esso. Non c'è più voglia, al giorno d'oggi, di credere alle favole eterne.... è tutto usa e getta.... più easy, non c'è che dire. Certo, ci vuole anche fortuna, ma non solo, amore mio. Bisogna cercare, tentare, provarci, crederci, donarsi. Tu sogna in grande, credi alla favole, nell'amicizia e nell'amore, nell'onestà e nel rispetto sempre. Questa è la vera ribellione. Non è vero che ci si salva da soli. Non è vero che siamo immortali, non è vero che bastiamo a noi stessi. Non è vero che non possiamo essere deboli, o che dobbiamo vergognarcene. Abbiamo bisogno degli altri, di donarci agli altri senza riserve, di ricevere amore senza riserve. Questo ci meritiamo.

Potrai essere quel che vorrai: una casalinga, un'astronauta, un'attrice, una commessa al negozio di frutta e verdura....ma ovunque andrai e chiunque sarai, non smettere di essere quella meraviglia che sei, non smettere di dare il massimo, ma anche di pretendere il massimo. So che sei sempre quella che si mette dopo di tutti, quella che non vuole disturbare, quella che non pesterebbe i piedi a nessuno....Io non ti voglio cambiare, ragazza mia, ma ricordati anche di te stessa, di non lasciare indietro mai i tuoi sogni e la tua felicità. Adesso non sei più una bambina, o forse sì. Sei certamente anche una ragazzina che si affaccia al mondo, che purtroppo inizierà a vederne anche i tanti lati negativi, pericolosi, paurosi e a volte pure cattivi. Sono certa che se saprai restare meravigliosa come sei non avrai problemi a capire qual è la strada giusta, ma se mai avrai bisogno di un consiglio, di una spalla alla quale appoggiarti, di un abbraccio dove riscaldarti, di un silenzio dove essere ascoltata, di un'infornata di cookies al cioccolato fondente per confondere il gusto del dispiacere...o di una persona che sappia ridere con te, sognare con te, viaggiare con te, custodire le tue confidenze....sappi che io ci sarò sempre, sempre, sempre, ad ogni condizione.
Perchè il mio amore per te è oltre ogni limite, Anais, e non sai quanto sono grata al Cielo per essere la tua mamma.
Buon compleanno, tesoro mio!

 

Ingredienti per 15 persone

Per realizzare questa torta ho visto tantissime ricette. Alla fine ho assemblato e moficato varie preparazioni e, nonostante non fosse perfettissima, posso garantire che era davvero buona.

Procurarsi del maraschino per la bagna o altro liquore o sciroppo a piacere e almeno 1 kg di fragole più altra frutta a piacere

Vi consiglio di iniziare preparando la crema chantilly in questo modo:

Ponete in una casseruola 3 tuorli,  mescoalrli bene con 150 g di zucchero, unire semi di vaniglia o scorze di limone, 50 g di farina e , a filo e sempre mescolando, 500 g di latte.
Portate ad ebollizione mescolando continuamente e fate raffreddare coperta con pellicola.
Quando la crema sarà fredda, unire 200 g di panna montata.

A parte, montare altri 200 g di panna fresca con poco zucchero a velo.


Preparate ora la pasta biscotto

4 uova
150 g di zucchero
150 g di farina
30 ml di latte
1 cucchiaino raso di lievito

 Ho montato a lungo le uova con lo zucchero, ho unito il latte, infine la farina miscelata con il lievito mescolando dall'altro al basso per non smontare il composto.
Ho versato sulla leccarda del forno ricoperta di carta forno e ho infonato a 180° per circa 15 minuti
Sfornare, fare raffreddare e tagliate a metà per ottenere due strati di pasta biscotto 

pasta frolla per fare la cassetta

2 uova e un tuorlo
450 g di farina
200 g di zucchero
200 g di burro
semi di vaniglia

Preparare la frolla unendo il burro allo zucchero, poi in ordine le uova e la farina con la vaniglia. Fare una palla e metterla in frigo a riposare.

Togliete la pasta dal frigo dopo una mezz'ora e procedete a realizzare le barrette di finto legno per la cassetta.

Con questa dose di frolla dobbiamo ottenere  4 barre per il latto lungo della cassetta e 4 per il lato corto, più due barrette verticali per ogni spigolo, quindi altre otto. La larghezza e la lunghezza della cassetta equivalgono alle misure della base di pasta biscotto tagliata a metà.

Una volta che le avete ricavate, incidetele con un coltello per creare le venature.
Fate cuocere a 180° per una decina di minuti, sfornate, fate raffreddare e poi spennellate con poco cacao amaro.

Ora, assemblate la torta.

Prendete un vassoio abbastanza resistente al peso della torta.
Prendete uno strato di pasta biscotto e spennellatelo con ciò che preferite: io uso maraschino diluito con acqua calda.
Versate un primo strato di crema chantilly e ricoprite con fragole a pezzetti.
Ponete sopra un altro strato di pasta biscotto, spennellate di bagna, poi di chantilly.
Tutto attorno alla torta spatolate di panna per fare aderire le barrette di "finto legno"
Infine, ricoprire di frutta fresca lavata e accuratamente asciugata.

Et voilà...una torta d'effetto ma soprattutto deliziosa. 







martedì 18 giugno 2019

Focaccia pugliese



Ho imparato a non dire "a me mai...." sulla mia pelle.
La vita sa sbatterti in faccia esattamente quello che ti sembra più lontanto da te, senza tanti convenevoli.
Ho tante ricette in archivio. Ma sono settimane che non mi connetto al blog, che non sbircio le visite, i commenti. Succede. Succede che capitano cose, impovvisamente, si rovesciano le priorità. Le tue energie vengono assorbite completamente da altro. E anche quando ritrovi un attimo...le cose di prima, quelle tanto familiari, quasi diventano estranee. Le vedi da una nuova distanza, ti chiedi se ne hai davvero bisogno. O se loro hanno bisogno di te. 
So ancora pubblicare un post? So ancora scrivere di me? Ho ancora voglia di farlo? Non so. Non so.

Ingredienti (ricetta ispirata da qui)
200 g di farina bio tipo 0
200 g di semola rimacinata di grano duro
100 g di farina manitoba
5 g di lievito di birra secco
3 cucchiaini di zucchero
12 g di sale
150 g di patate
3 cucchiai di olio evo
250/300 g di acqua

Procedimento

Miscelate insieme le farine e toglietene 95 g.
Nella ciotola della planetaria mettete questi 95 g, il lievito, lo zucchero, e 100 ml di acqua dal totale.
Lasciate lievitare fino al raddoppio coperto da pellicola.
Nel frattempo fate lessare le patate, poi sbucciatele e riducetele in purea.
Fatele raffreddare.
Unite al lievitino tutta la farina, poi l'acqua, la purea ben fredda. Incorporate l'olio al composto morbido. Per ultimo unite il sale e impastate molto bene.
Ponete sulla spianatoia infarinata e far fare all'impasto una piega a portafoglio, giratelo di 90°, fate un'altra piega, poi date la forma di una palla portando i lembi sotto e ponete ina ciotola a lievitare coperto fino al raddoppio.

Ora ungentevi le mani di olio e ponetelo nello stampo leggermente oliato o coperto di carta da forno, stendentelo con le mani picchiettando con i polpastrelli.


Tagliate a metà dei pomodorini maturi, conditeli con olio e origano e sale, affondateli nella focaccia efate lievitare ancora fino al raddoppio.
Ora preriscaldate il forno a 200° e fate cuocere la focaccia a contatto con il piano sotto per circa 10 minuti per poi trasferirla nel piano medio e cuocerla altri 10-15 minuti, a seconda del forno.



domenica 5 maggio 2019

Torta morbida allo yogurt con mousse di fragole






Maggio è tornato, finalmente. E' il mese delle rose, delle mamme, della Primavera al massimo del suo splendore. Per me e mio marito è anche il mese che ricorda il nostro primo incontro e poi il nostro anniversario di matrimonio. 

Per questo dolce ho tratto ispirazione qui, ma ho poi modificato a mio piacimento e devo dire che ne è uscita una torta freschissima e morbida. Con le fragole di stagione sarà una meraviglia, soprattutto se avete la fortuna di poter festeggiare la vostra mamma.

Ingredienti

2 uova bio
180 g di farina 00
130 g di latticello (ottenuto da 60 g di yogurt mescolati con 60 g di latte)
mezza bustina di lievito
80 g di burro bavarese
150 g di zucchero


Per la crema

250 g di panna fresca da montare
4 g di gelatina in fogli
 una manciata di fragole
4 cucchiai di zucchero a velo
4-5 cucchiai di yogurt bianco


Procedimento


Preparate la base preparando il latticello.
Nel frattempo montare burro e zucchero, unire le uova, un pizzico di sale, il latticello, la farina setacciata con il lievito.
Imburrate ed infarinate uno stampo a cerniera di 22 cm, versate il composto ed infornate in forno già caldo per 25/30 minuti a 180°. Lasciate raffreddare.

Preparate la crema ammollando la gelatina in fogli (2) in acqua fredda.
Quando sarà ammollata, riscaldate un dito di panna in un bicchiere e scioglietevi la gelatina.
Montate il resto della panna.
Lavate le fragole e frullatele con lo yogurt.
Unire al frullato la gelatina sciolta nella panna e poi unite la panna montata, cercando di non smontare il composto. 

Quando la torta sarà fredda, versate il composto sopra di essa e ponete in firgo tutta la notte.
Il giorno dopo potrete aprire lo stampo a cerniera, posizionare il dolce su un vassoio da portata e guarnirlo come più vi piace.






  

mercoledì 24 aprile 2019

Torta alle fragole di Martha Stewart



Era il 2011 quando, a causa della diagnosi della mia allergia e a dell'ignoranza di alcune persone che avrebbero dovuto seguirmi, ho smesso di mangiare le fragole, anche se non mi avevano mai dato nessun tipo di reazione allergica. Per precauzione, insomma. Una precauzione che mi è costata davvero molto.

Ci sono voluti 7 anni per farmi un poco di coraggio e l'anno scorso, ormai a stagione finita, mi sono decisa a riprovare e ne ho mangiate alcune. Nessun problema, fortunatamente.
Quest'anno ho deciso di non attendere Giugno, e non appena sono arrivate le fragole nostrane, sono andata ad acquistarle e ci ho riprovato. Vado molto con cautela, non ne mangio più di una o due alla volta, e ieri ho voluto osare anche a preparare una torta per assaggiarla.
Commovente, ve lo giuro.
Inoltre, la torta è già commovente di suo.

Una ricetta che si vede tanto in rete, firmata da una maestra affidabilissima. Una sorta di torta di mele primaverile, l'impasto mi ricorda infatti la torta di mele che faceva mia nonna.
Ok, adesso la smetto di annoiarvi e vi invito a mettere le mani in pasta, serve pochissimo tempo per un'ottima resa, e se la preparate oggi per il pic nic o la colazione di domani sarà la soluzione ideale....il giorno dopo dicono sia ancora più buona....noi non ci siamo arrivati ;)

Buon 25 Aprile, w la libertà!


Ingredienti

80 g di burro
180 g di farina
un pizzico di sale
estratto di vaniglia
180 g di zucchero semolato (per me 150 g) più due cucchiai per la copertura
1 uovo
125 ml di latte
1 cucchiaino e mezzo di lievito

300 g di fragole 

Procedimento

Montare burro e zucchero nella planetaria fino ad ottenere una crema. Unire la vaniglia, l'uovo ed il latte,  il sale e in ultimo la farina e il lievito setacciati
Imburrare ed infarinare una tortiera del diametro di 22-24 cm e versarvi l'impasto.
Lavare le fragole e tagliarle a metà, posizionarle sopra l'impasto. Se saranno molto mature in cottura creeranno un'ottima crema, altrimenti rimarranno in superficie.
Sarà ottima ugualmente
Spolverare la torta con i due cucciai di zucchero e cuocere in fornoa  180° per i primi 10 minuti, poi a 160° per circ 35-40 minuti.




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sabato 20 aprile 2019

Lasagnetta di carasau con asparagi e zucchine




C'era una volta una trentenne che aveva aperto un blog di cucina perchè ne era appassionata. Aveva due bimbi molto piccoli, dormiva pochissimo, ma trovava il tempo per cucinare sempre, anche grazie all'aiuto dei suoi nonni che le badavano ai bimbi quando era necessario.

C'è ora una quarantenne alle prese con due pre-adolscenti e due nonni a cui badare un pò.
Una mamma che non avrebbe mai creduto che seguire quei ragazzi sarebbe stato più impegnativo adesso che quando erano come due gemelli pieni di energie.
La passione per la cucina resta immutata, ma cambiano le priorità.
Cambiano velocemente, anche se spesso non ce ne accorgiamo.

Avete presente quando....succede che per l'ultima volta si entra in un posto, si vede una persona, si fa per l'ultima volta una scala, una telefonata, una determinata cosa...semplicemente perchè un imprevisto ci fa cambiare rotta, ci a cambiare lavoro, ci fa modificare un'abitudine....ecco, noi non lo sappiamo che quella è l'utlima volta, e forse se lo sapessimo ci comporteremmo in maniera differente.
La vita accade mentre noi, spesso, stiamo pianificando altro.

Ecco, io sono diventata esattamente quel che volevo diventare: la donna, la moglie, la madre.
Ho sognato questo momento da quando ero bambina. L'ho desiderato con tutta me stessa. A volte ho sofferto perchè vedevo il mio sogno irraggiungibile. E ora che lo stringo tra le braccia non voglio perdere un attimo. Voglio vivere il mio sogno, la mia vita, i miei amori. Adesso.

E mentre il mio sogno mi tiene molto occupata....mi accontento di una lasagnetta di carasau veloce agli asparagi per assaporare un momento felice.
Buona Pasqua a tutti voi, vivete il vostro sogno!

Ingredienti

150 g di pane carasau in fogli
500 g di asparagi
2 zucchine
olio evo
500 g di besciamella
burro
parmigiano


Procedimento

Tagliare le verdure a tocchetti e saltarle in padella con un filo d'olio.
Lasciare scottare a fuoco veloce, poi aggiungere un pò di brodo vegetale, regolare di sale e portare a cottura.
Prendere una pirofila e imburrarla leggermente, disporre le fette di pane carasau, qualche cucchiaiata di besciamella, un pò di verdure, una spolverata di parmigiano e così via fino ad esaurire gli ingredienti.
Terminare l'ultimo strato con il pane carasau, la besciamella e una generosa spolverata di formaggio.
Infornare a 180° in forno già preriscaldato, una decina di minuti, in modo da formare la crosticina croccante e appetitosa.
Buon appetito! 


lunedì 8 aprile 2019

Cupcakes al cacao con ganache ai due cioccolati



Cari amici, il tempo è sempre poco ma io non mi dimentico di voi che mi leggete e mi lasciate cari messaggi. Ho ricominciato anche a cantare e suonare con il mio gruppo ma, anche se gli impegni sono sempre tantissimi, sto piuttosto bene e riesco a dormire la notte, sognando molto. Non mi succedeva da anni. 
Mi piace viziare i miei musicisti con un dolcetto magari preparato all'ultimo momento, intanto che cucino la cena, magari. E anche se non faccio spesso i cupcakes, perchè non sono tra i miei dolci preferiti, devo ammettere che questi mi sono venuti proprio bene, e allora segno subito la ricetta così da poterli rifare alla prossima occasione e in modo che possiate provarli anche voi. 

Ho tratto ispirazione qui


Ingredienti

80 g di farina bio 00
50 g di cacao amaro
110 g di zucchero
60 g di burro bavarese morbido
2 uova bio
1 cucchiaino di lievito
150 g di panna fresca

Per la ganache

150 di panna fresca
100 g di cioccolato fondente
100 g di cioccolato al latte
 
 Procedimento

Prima di tutto preparare la ganache portando a bollore la panna e unendo la cioccolata a pezzi fuori dal fuoco. Fare raffreddare completamente prima di montarla nella planetaria con le fruste e ottenere una mousse.

Lavorate burro e zucchero, poi unite le uova, il cacao, la farina e il lievito.
Aggiungere in ultimo la panna fresca senza lavorare troppo il composto, solo il necessario per amalgamare tutto.
Versare nei pirottini da cupcake senza riempirli troppo ed infornare per circa 10-12 minuti a 180°-
Sfornare e fate raffreddare.

Porre la ganache nella sac a poche e decorare i cupcakes. 

 
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lunedì 1 aprile 2019

Pasticcini al burro


Quando viene mio nonno a casa nostra è sempre una festa. Penso a una decina di anni fa, quando era sempre qui, e mi aiutava ad accudire i bambini dall'alba al tramonto...penso alle passeggiate che faceva con Anais per farla dormire...penso alle pappe che ha dato a Gioele....penso ai compiti che gli ha fatto fare i primi anni di scuola primaria...penso alle prime lezioni di solfeggio e pianoforte....e penso che tutto questo ha un valore inestimabile per me, per lui, per noi....Abbiamo condiviso emozioni e momenti che resteranno per sempre nel cuore. 

Mentre i miei bambini sono cresciuti sia io che mio nonno sono invecchiati...e per lui sono state da poco 86 candeline!!!
 Non voglio più che venga qui così spesso: ha bisogno di seguire mia nonna, di avere momenti di pausa, di non fare più lunghe distanze con la macchina...Però almeno una volta o due alla settimana gli concedo di venire...perchè lui ama stare qui, con i suoi nipotini, è la sua boccata di ossigeno, la sua ora d'aria. E anche noi amiamo averlo qui e, sapendo che è goloso, gli facciamo sempre trovare qualcosa di dolce.

Questi pasticcini si preparano in poco tempo e sono squisiti: con un solo impasto possiamo creare diversi gusti e forme....ed è così che auguro a tutti voi una buona settimana!


Ingredienti

150 g burro
 60 g zucchero semolato
20 g di zucchero a velo
vaniglia in polvere
2 tuorli
180 g di farina 00 bio
un pizzico di sale
20 g di cacao amaro

Procedimento

Nella planetaria unire il burro, lo zucchero, il sale, la vaniglia, ed impastare giusto il tempo di amalgamare il tutto.
Unire i due tuorli ed impastare finche saranno incorporati, poi aggiungere la farina e mescolare fino ad avere una palla di impasto.
Dividere l'impasto in tre parti e, ad una di queste, unire il cacao.
Mettere gli impasti in frigorifero per una mezz'ora poi procedere a dare le forme desiderate.

 

Io ho creato dei biscotti occhio di bue con l'impasto bianco e li ho farciti con Fiordifritta Arance Amare Rigoni d'Asiago.
Gli occhi di bue al cacao li ho farciti con la crema di nocciole Rigoni d'Asiago o con Nocciolata senza latte Rigoni d'Asiago.
Altri biscotti semplici li ho imbevuti nel cioccolato fondente o bianco fuso.
Altri li ho semplicemente rotolati nello zucchero semolato prima di infornarli per una decina di minuti circa a 170°.


Questa ricetta è leggermente modificata da quella di Lucake e fa un'ottima figura se i biscotti vengono confezionati in un bel vassoio o in una scatola di latte. Ottimi anche come regalo "fatto in casa". Genuini e golosissimi!

 





martedì 19 marzo 2019

Zeppole salate


Ci siamo: è la festa del papà e non si può non festeggiare se si ha la fortuna di avere un superpapà!  A casa nostra non mancheranno le zeppole, come ogni anno...A dire il vero, io le zeppole non sapevo neanche lontanamente cosa fossero, prima di aprire il blog, ma la passione porta oltre i propri confini, e ci permette di amare ciò che non conosciamo.

Da quando le ho scoperte le ho rifatte molte volte, in tante versioni dolci, come queste classiche, o queste al cioccolato con le ciliegie candite, mai e poi mai mi era venuto in mente di farle salate! Ma considerando che mio marito è a dieta in questo periodo...oggi mi è venuto spontaneo farcirle con insalata e.....ciò che preferite, saranno ottime come antipasto per una cenetta deliziosa!
Auguri a tutti i papà degni di questo nome, a quelli che purtroppo ci guardano da lassù!


Ingredienti per 4 persone

150 ml di acqua
100 g di burro
150 g di farina 00 bio
4 uova
6 g di sale


Procedimento

Accendete il forno perchè sia ben caldo.
In un pentolino unire l'acqua, il sale e il burro e aspettare che questo fonda a fuoco lento. Unire in un colpo tutta la farina e mescolare fino a che vedrete formarsi una palla che si stacca dalle parete. Fate cuocere ancora quaclhe secondo per togliere umidità. Ora togliete dal fuoco e fate un poco raffreddare. Unite all'impasto un uovo per volta e vedrete che l'impasto si disgregherà per ritrornare compatto se continuate a mescolare, seguite questa procedura per ogni uovo finchè non avrete una sorta di impasto dalla consistenza di una "crema pasticcera".
Versate l'impasto in una sac a poche con bocca finale a stella e coprite con carta da forno la leccarda.
Formate le zeppole e fatele cuocere a 200° per i primi 15 minuti, poi altri 10 a 170°.
Fate raffreddare le vostre zeppole nel forno.
Quando saranno fredde tagliatele a metà e farcitele con emmenthal a fette, salame ungherese, lattuga, maionese e un pomodorino per guarnire.
Et voilà!


sabato 9 marzo 2019

Trionfo all'arancia e cioccolato






Oggi il mio blog compie 9 anni. Ha la stessa età di mio figlio, giusto un mese in meno...ricordo perfettamente che quando ho spinto il tasto per crearlo lo stavo allattando e mio marito, che è sempre stato un amante della tecnologia, era felicissimo di questa mia nuova avventura, ma un pò scettico conoscendo la mia inconstaza.

In questi 9 anni l'ho stupito, ho stupito anche me stessa con la mia perseveranza....con questo blog sono cresciuta, così come lo ha fatto la mia passione. Ho imparato tantissimo da questa avventura virtuale e ho preparato pietanze che si sono legate indissolubilmente ai ricordi delle giornate in cui sono state portate sulla mia tavola, per la mia famiglia, per gli amici, per me stessa anche. Perchè io ho sempre e solo cucinato ciò che avremmo realmente consumato e l'ho fatto solo per amore, solo per chi amo.

Non è diventato il mio mestiere, ma si è rivelata essere la mia passione.
Tutti quei "Sale e Pepe" letti da bambina e rubati alla mia mamma, tutti quei pomeriggi trascorsi con mia nonna paterna a pasticciare, tutti i ricettari di mia madre tenuti da conto, tutte le pentole e i "props" (quando ancora non si chiamavano così!!!)  acquistati e stipati in un armadio almeno dieci anni prima di sposarmi e avere una cucina mia....hanno trovato un senso.

In questi 9 anni ho conosciuto persone meravigliose, autori di altri blog e lettori del mio...ho conosciuto aziende e prodotti di gran qualità, mi sono confrontata con esperti e con semplici amanti del cibo....sono nati legami, sono cresciute collaborazioni, ho ottenuto riconoscimenti e sono sbocciate soprattutto grandi amicizie.
Ho attraversato tutte le fasi della blogsfera fino alla sua decadenza, ora che i nuovi social la fanno da padrone e che i blog di cucina assomigliano più a delle boutique che a dei laboratori....
Ho resistito alla mania degli eventi, dei video, della fotografia patinata e superfiltrata di Instagram perchè sono una romantica nostalgica vintage.
Non voglio fare di questo blog qualcosa che non mi somiglia.

In questi 9 anni...da trentenne sono pure diventata 40enne....i miei figli sono quasi alti come me e il tempo è davvero molto, molto meno che all'inizio.
Pubblico meno vero....ma la passione è sempre quella. 

Ho pensato tante volte di chiudere questo spazio e non so se mai lo farò....ma è il mio ricettario virtuale, il mio Diario virtuale....è un pezzo di me.
Grazie a tutti voi per averlo fatto diventare così bello...almeno per me.
Festeggio con questa torta con la quale ho festeggiato anche gli 86 anni di una persona per me preziosissima e fondamentale, mio nonno Kenzer. Una torta che ho visto qui  da Patrizia e che riporto fedelmente.
E vi ringrazio ancora per aver fatto volare alto "Aria in Cucia"...io adesso sto sospesa un pò qui, tra le nuvole, come piace a me.
 
  
Ingredienti per uno stampo da 20 cm di diametro
175 g di burro a temperatura ambiente
175 g di zucchero semolato fine (tipo Zefiro)
le zeste grattugiate di due arance non trattate
3 uova grandi a temperatura ambiente, sbattute
175 g di farina 00 setacciata
1 cucchiaino e mezzo di lievito
2 cucchiai di succo di arancia spremuto fresco

Per lo sciroppo di arancia
100 ml di succo d'arancia spremuto fresco
1 o 2 cucchiai di liquore (tipo Grand Marnier - opzionale)
85 g di zucchero semolato

Per la glassa di cioccolato
150 g di cioccolato fondente tritato finemente
55 g di burro morbido tagliato a dadini


  • Montate il burro con la frusta nella ciotola della planetaria (o di un robot), fino a che non sia cremoso. Aggiungete lo zucchero nel quale avrete versato le zeste di arancia e le avrete mescolate bene (anche strofinandole con la punta delle dita nello zucchero per aromatizzarlo al massimo), e continuate a montare fino a che non otterrete una massa chiara, leggera e soffice (5/8 minuti). 
  • Aggiungete le uova, poco alla volta, montando bene dopo oggi aggiunta. Al termine, aggiungete la farina setacciata con il lievito, in tre tempi, mescolando bene con una spatola, ed all'ultimo inserimento aggiungete il succo di arancia ed incorporate bene. 
  • Versate il composto nello stampo a cerniera imburrato e foderato con carta da forno. Livellatelo bene con una spatola. 
  • Cuocete in forno preriscaldato a 180° per c.ca 35/40 minuti, facendo la prova stecchino. 
  • Mentre il dolce cuoce, preparate lo sciroppo di arancia mettendo il succo di arancia, il liquore (se deciderete di usarlo, togliete 2 cucchiai di succo dal totale ed aggiungete il liquore) e lo zucchero in una casseruola e portando il tutto a ebollizione. Fate bollire fino a che lo zucchero non si sarà sciolto ed il liquido avrà preso una consistenza "sciropposa". Tenete pronto. 
  • Una volta cotto il dolce, appoggiatelo su una gratella senza toglierlo dallo stampo e con uno stecchino da spiedino, bucate il dolce su tutta la superficie. Quindi con un cucchiaio versate lo sciroppo avendo cura di bagnarlo uniformemente utilizzandolo tutto. Lasciate raffreddare completamente senza sformarlo. 
  • Una volta freddo, potrete toglierlo dallo stampo ed appoggiarlo su una griglia dove lo glasserete. 
  • Preparate la glassa facendo sciogliere a bagno maria il cioccolato con il burro. Mescolate bene per ottenere una glassa lucida e setosa quindi quando avrà una consistenza spalmabile, coprite bene tutto il dolce aiutandovi con una spatola. Lasciate al fresco per farla solidificare





Il Blog di Aria: cucina e vita

In questo spazio raccolgo le mie ricette sparse, ma anche pezzi di vita che ad esse inevitabilmente si sovrappongono.
Qui trovate profumi e sapori che evocano ricordi e riflessioni: le mie ricette sono per lo più dolci e piatti vegetariani